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Paese

Dati Generali
Il paese di Sorgono
È il più importante centro del Mandrolisai, è situato sul versante occidentale dei monti del Gennargentu. Il paese, che conta meno di 2000 abitanti è particolarmente organizzato dal punto di vista dei servizi e con l’ospedale, le scuole, diversi uffici dell’amministrazione pubblica, rappresenta il fulcro attorno al quale si svolge anche la vita dei paesi vicini. Di grande interesse naturalistico storico e archeologico la zona di San Mauro con il suo Santuario in stile gotico-aragonese e i numerosi monumenti del periodo prenuragico e nuragico.
Il territorio di Sorgono
Altitudine: 345/1000 m
Superficie: 56,19 Kmq
Popolazione: 1949
Maschi: 950 - Femmine: 999
Numero di famiglie: 719
Densità di abitanti: 34,69 per Kmq
Farmacia: via Mandrolisai, 2 - tel. 0784 60319
Guardia medica: via De Castro - tel. 0784 60285
Carabinieri: corso IV Novembre, 42 - tel. 0784 60122
Polizia municipale: corso IV Novembre - tel. 0784 622531

Storia

SORGONO o SOLGONO, villaggio della Sardegna nella provincia di Oristano, capoluogo di mandamento del tribunale di prima cognizione di Oristano, compreso nel distretto della Barbagia di Mandra-e Lisai, che era parte dell’antico regno di Arborea.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 1' 30", e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 0' 30".

È situato in un seno aperto al ponente, formato da due monti, che si congiungono, uno de’ quali lo difende dalla tramontana e dal greco, l’altro dall’ostro e dallo sirocco, mentre ambidue lo coprono dal levante, sebbene anche senza di essi sarebbe coperto dallo stesso vento per altre eminenze che si ergono da quella parte e sono il Tòneri di Tonara, quindi la montagna di Genna-Flores, e più in là la più sublime di tutte, quella di Genna-Argentu.

Noto un’altra eminenza stante a circa 2 miglia al maestro-ponente, la quale però ripara il paese anche da questa parte.

Da che si deduce che il solo maestrale e libecciale hanno libero adito pel medesimo.

Sorgono ha poco più d’un miglio di circonferenza, e le strade tortuose ora larghe,ora strette, e quasi dappertutto scabre, perchè in nessun punto lastricate o selciate.

Fu in altro tempo un paese cospicuo, come ne fan fede le molte ed ampie abitazioni di famiglie nobili e potenti, le quali poscia decaddero, sebbene non siansi spente, esistendo tuttora la loro discendenza nelle antiche abitazioni, che in parte rovinarono o minacciarono di cadere.

Nel suddetto seno è una piccola collina detta Quinelli, e alla falda di questa sono disposte in gruppi irregolari le abitazioni, siccome ho notato.

Il calore estivo è forte ne’ giorni ne’ quali non domina il maestrale; il freddo invernale è molesto se spiri lo stesso vento. La molestia si raddoppia per l’umidità.

Piove spesso nell’anno e vi nevica non di rado nel-l’inverno, e talvolta anche nell’autunno e nella primavera. La nebbia è frequentissima e non solo molesta, ma nociva. Esse provengono dalla evaporazione delle acque che scorrono intorno al paese.

Territorio. La superficie del medesimo si può computare di circa 15 miglia quadrate. Esso stendesi verso il ponente, essendo la sua larghezza nella linea meridiana di poco più di 3 miglia.

Ad eccezione di due piccole pianure, che trovansi alla parte del ponente presso il confine, nelle altre parti è montuoso.

Le più notevoli eminenze sono appellate S’arcu de su lampu, nella sommità della quale si ha un amplissimo orizzonte verso tramontana e ponente, e Serralonga che tiene aperto l’orizzonte alla parte occidentale a gran distanza.

Si aprono ad ogni parte nelle falde de’ monti vene di acqua fina e leggera; ma nessuna merita special menzione per copia o per alcuna virtù medicinale. Da queste sono formati molti rigagnoli che si riuniscono indue rivi.

Uno di questi rivi ha origine in territorio di Tonara e dopo aver traversato la regione detta di Massai, entra in quello di Atzara; l’altro ha le prime fonti nelle montagne sorgonesi al settentrione, passa poi nel territorio di Austis e ritorna in questo con maggior copia di acque, e scorrendo a ponente per due ore divide l’agro di Sorgono da quello di Ortueri.

Questi due rivi, quando abbia piovuto assai e crescano da’ torrenti, impediscono per uno o due giorni il guado: in altro tempo si traversano senza nessun rischio.

Nell’estate si prendono in queste acque delle anguille e delle trote, sebbene in poca quantità.

Più della terza parte del sorgonese è selvoso, e sono in queste selve mescolate le quercie, i lecci e i soveri, e diversissime altre specie fruttifere e infruttifere.

Tra le specie fruttifere possiamo notare i perastri, gli olivastri, i prunastri, i corbezzoli ecc.

Le quercie e i soveri si trovano più prosperi dentro i chiusi, dove in tempo delle ghiande si introducono i porci.

In queste selve non sono alberi di molta grossezza, perchè generalmente i più annosi non hanno più di 0,80 di diametro.

I sorgonesi frequentarono sempre tanto la caccia, che oramai le generazioni de’ cinghiali e daini sono molto ristrette.

Le volpi e le martore, poco ricercate, crebbero in famiglie numerosissime, e si trovano a ogni piè sospinto. Abbondano pure tutte le specie di uccelli comuni in Sardegna.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si notarono in Sorgono anime 1584, divise in famiglie 369 e in case

353.

Spartivasi questo totale di anime in uno ed altro sesso nelle parziali seguenti, secondo le diverse età, e si numeravano sotto i 5 anni, maschi 109, femmine 89; sotto i 10, mas. 79, fem. 75; sotto i 20, mas. 150, fem. 179; sotto i 30, mas. 117, fem. 97; sotto i 40, mas. 125, fem. 105; sotto i 50, mas. 102, fem. 93; sotto i 60, mas. 54, fem. 74; sotto i 70, mas. 53, fem. 45; sotto gli 80, mas. 15, fem. 17; sotto i 90, mas. 4, fem. 2.

Distinguevasi poi secondo le condizioni domestiche il totale de’ mas. 808, in scapoli 502, ammogliati 262, vedovi 22; il totale delle femmine 776, in zitelle 429, maritate 262, vedove 85.

I numeri del movimento della popolazione sono, nascite 65, morti 30, matrimoni 18.

Le malattie più comuni sono le infiammazioni di petto e le febbri intermittenti.

I sorgonesi sono men rozzi che sogliono essere gli abitatori delle montagne, quieti e laboriosi.

Le donne amano nelle gonnelle il colore rosso scuro, come nel grembiale che guarniscono di nastro di seta verde; lo scarlatto nel giubbone che soglion portare con le maniche fesse, orlato di nastro di seta nera sopra un busto di stoffa di seta o calancà a colore arbitrario, e hanno vestita la testa d’una cuffia rossa con lungo velo bianco.

Quando fan duolo cangian il rosso in nero, il bianco del velo in giallo, e aggiungesi a questo il così detto barciale, che è un altro velo contesto in reticina, che lavorasi nel paese.

Nelle feste e nelle contingenze fauste si balla all’armonia delle lionelle o del canto; ne’ funerali si fa l’attito intorno al defunto.

Sono applicati all’agricoltura circa 330 persone, alla pastorizia 240, a’ mestieri diversi 25, quanti sono complessivamente i muratori, falegnami, ferrai, sarti, scarpari, non contati i pizzicagnoli che saranno circa altri 30.

Le donne lavorano a filare e a tessere tele di lino e di canape per il bisogno delle rispettive famiglie, e pannilani, de’ quali smerciano quanto sopravanza al proprio bisogno, con la scorza dell’ontano tingono la lana in nero, con la radice dell’oricella in rosso.

La scuola primaria conterà 30 fanciulli in circa, ma è frequentata da quei soli che devono intraprendere la carriera degli studi nel ginnasio di Oristano o altrove.

Agricoltura. L’arte agraria è mal conosciuta, epperò non è tanto fruttuosa quanto potrebbe essere. Vi sono terreni idonei a tutte le diverse culture, ma queste spesso non si sanno accomodare alla natura del suolo.

Siccome l’orzo rende assai meglio che il frumento, però la quantità che si semina di questo è superiore alla quantità del primo. Pretendesi da’ sorgonesi che l’orzo prodotto da’ loro solchi sia di qualità superiore all’orzo di qualunque altra parte dell’Isola.

Si suol seminare starelli di grano 900, d’orzo 1200, di fave e legumi 250.

La fruttificazione comune del grano si computa del 7 per uno, quelle dell’orzo del 14, quelle delle fave e legumi dell’8.

Si semina pure men di lino, che di canape. Di questa seconda specie si raccolgono annualmente 50 quintali in circa.

Alcuni tratti irrigabili di terreno servono alle specie ortensi. Le più comuni sono cavoli, pomidoro, lattughe ecc.

La vigna è molto estesa e dove è riparata da’ venti freddi prospera ed è molto produttiva.

Si può dire che il prodotto di questa sia uno de’ più importanti articoli del commercio del paese, perchè se ne fa vendita a’ vicini paesi di Desulo, Arizzo e Sorgono e nelle principali feste de’ paesi d’intorno, massime in quella di s. Mauro. Il vino di Sorgono è veramente superiore in bontà a quello che si può fare in altri paesi di montagna. La vendemmia si calcola in 4000 cariche, ciascuna delle quali è di quindici quartare, le quali si ragguagliano a litri 5.

Le uve più comuni in Sorgono sono il cannonao e il moscatello.

Gli alberi fruttiferi sono in grandissimo numero, e le specie più comuni, castagni, noci, nociuoli, ciriegi, peri, pomi, susini, peschi, ficaje, mandorli, ecc. Il totale si può computare di 12000 ceppi.

Oltre le vigne si hanno moltissimi chiusi (cungiaus), dove si tiene a pascolo il bestiame e si usa ancora di seminare. In questi si trovano tra gli alberi fruttiferi altre specie, come ontani, pioppi, olmi, salici, sambuchi.

Si possono poi indicare non poche tanche, o latifondi, che servono per la pastura del bestiame del proprietario, o d’altro, cui rende il pascolo.

Pastorizia. In tanta estensione di territorio incolto e abbondando i pascoli per le diverse specie di bestiame i sorgonesi hanno sempre coltivato questo ramo ed educato una gran quantità di capi, onde trassero molto lucro.

Il numero attuale de’ capi è di vacche 1050, di capre 3500, di pecore 16000, di porci 2500, di cavalle

120.

L’arte pastorale è nella stessa semplicità che fu ne’ tempi primitivi, e qual è ancora presso i popoli poco colti.

Avviene spesso che per inclemenza delle stagioni mancando i pascoli muojono in gran numero gli animali, e che altre cause ne diminuiscano il numero con grave perdita de’ proprietari, i quali però non imparano mai a preservarsi da siffatte sciagure.

Le malattie alle quali è soggetto il bestiame sono, per la specie vaccina l’infiammazione alla gola, che volgarmente dicesi su male dessa figu, per la quale muojono in pochi giorni; per i porci la stessa causa, che però è notata col titolo di su focale. Questo morbo è contagioso nella stessa specie. Le capre periscono in gran numero, quando sono attaccate dalla tigna, prodotta dalla inedia che siasi patita; le pecore nella stagione più calda quando sono molto grasse e ingrossano per una particolare affezione alla milza, che si gonfia oltremodo: muojono pure quando si abbeverano in qualche pantano dove l’acqua sia corrotta, e in grandissimo numero quando si sparge fra esse il vajuolo, dal quale di tempo in tempo sono appestate.

Ignorandosi affatto i primi elementi della veterinaria altro modo di cura non si usa che il salasso, pensando quei rozzi pastori come pensano i più dotti medici delle grandi città che la panacea universale di tutte le malattie sia il dissanguamento.

I prodotti principali della pastorizia sono il formaggio, che per la bontà de’ pascoli vantasi di buona qualità e si vende in Oristano e ne’ villaggi del campidano; la lana che si smercia ne’ paesi d’intorno per materia di tessitura, e i capi vivi de’ montoni e agnelli che si vendono al macello di Oristano, i porci ingrassati in Cagliari.

Gli animali di servigio e domestico sono, capi 400 tra buoi e vacche, cavalli 80, giumenti 350, majali 260.

Commercio. Avendo già notato dove si mandino le derrate di Sorgono computeremo a quanto possa ammontare il guadagno, che pare non sia meno di ll. nuove 150 mila, tutto compreso anche le manifatture delle donne.

Sorgono tiene al levante Tonara in distanza di miglia 2 1/2 in linea retta, dove però per la tortuosità e scabrezza dei sentieri non si va in meno di ore 1 1/2; Ortueri a ponente-maestro a miglia 5 1/2 per una via di ore 2 1/2; Atzara a miglia 2 a ostro-libeccio e a più d’un’ora di cammino; Austis verso il settentrione a miglia 3 3/4 a ore 2 di viaggio.

Ho detto sentieri e non strade, perchè si cammina sulle roccie incurvando la direzione ad ogni tratto: quindi non vi si può carreggiare, e i trasporti si devon fare sul dorso de’ cavalli. Ma queste condizioni miglioreranno quando si traccerà la gran via di levante, la quale dovrà passare a non molta distanza dal paese.

Religione. Sorgono trovasi compreso nella giurisdizione dell’arcivescovo di Oristano, ed è servito nelle cose spirituali da quattro preti, il primo de’ quali si qualifica rettore.

La chiesa parrocchiale è intitolata dalla SS. Vergine Assunta. L’architettura è antica, ma piuttosto regolare. Il corpo della chiesa è a tre navate con quattro cappelle per lato, volta solida, e un ampio ed elevato santuario cinto da una bella balaustrata, altare di marmo e un coro con bella seggeria.

La sacristia è fornita di molti paramenti e di sufficiente argenteria.

La facciata della chiesa, rivolta a ponente, ha tre porte e prossimo un bellissimo campanile.

Le chiese minori dentro l’abitato sono tre, ed han titolo, una dalla Vergine del Soccorso, l’altra da s. Antonio abate, la terza dalle Anime purganti.

Evvi pure un oratorio di patronato della casa Urru-Serra, dedicato alla SS. Vergine del Carmine, il cui simulacro è d’una rara bellezza, come pure quello del

B. Simone Anglico, atteggiato a ricevere il sacro abitino.

Le principali solennità del comune sono per l’Assunzione della B. V., e per la festa del Salvatore addì 9 novembre. Nel vespro della prima si corre il palio, e può immaginare il lettore quanto pericolo sia in questa corsa per luoghi tanto aspri.

Non essendo formato un camposanto si seppelliscono i cadaveri in una vecchia chiesa rurale dedicata a s. Sebastiano e distante dal popolato sette minuti in circa.

Verso il ponente-libeccio del paese alla distanza di un’ora e un quarto trovasi la chiesa rurale di s. Mauro abate, forse la più grande e bella chiesa fra le rurali dell’isola.

È di antica struttura e di una sola navata, a vòlta solida, con alcuni altari a’ lati.

Vige la tradizione che fosse presso la medesima un monisterio di benedittini.

Vi si festeggia per il titolare nel primo di giugno con gran concorso di gente ne’ cinque o sei giorni precedenti da tutte le parti.

In quei giorni vi si tiene una gran fiera, massime di panni, ferrame, corame, terraglie, cavalli ecc.

Antichità. Molti piccoli nuraghi trovansi dentro la circoscrizione del paese, ma i più sono in massima parte distrutti. Quelli che restano ancora poco diminuiti sono il nurachi arrubiu, il nurachi de Bellu, il nurachi de Stellì. La circonferenza de’ medesimi è da metri 7 a 10, con altezza da 5 a 6 e adito poco più alto d’un metro. Quelli che sono disfatti per metà e più si trovano ne’ luoghi detti Calamaèra, s’arjola dess’homine, sa fedda dessa tumba, nurachi de Kervos, Molumenta, Pirastu albu, Serdazzu, Talè, Bardacollo, sa Zuddia, che trovasi nel limite con Azzara.

Sa Perda e Onnigheddu, o Donnigheddu (la pietra del Donnicello) è un masso dove è scavata una di quelle cavernette, dette altrove domos de vajanas. L’adito è una finestrina, l’interno spazio è circolare e basso a modo d’un forno.

In distanza di mezz’ora da questo paese alla parte di mezzogiorno trovansi le vestigie d’un villaggetto distrutto, che appellavasi Spasulè, dove esiste ancora una chiesetta dedicata a s. Giacomo apostolo, e nella cui commemorazione vi officia il clero di Tonara per la ragione che il popolo di detto villaggio era curato nelle cose spirituali dal paroco di quel paese.

Lo spopolamento di Spasulè si riferisce al 1710.

I giovani di quel paese che erano al servigio de’ principali di Sorgono essendosi accasati in questo luogo vi fermarono il domicilio, i vecchi loro genitori non volendo restar soli in quella terra vi si portarono, e così Spasulè restò deserto, ma i suoi terreni furono annessi al territorio di Sorgono in virtù de’ loro diritti.

Sorgono con gli altri cinque villaggi (Desulo, Tonara, Azzara, Ortueri e Samugheo), che compongono la contrada di Mandrelisai, ebbero sempre il titolo di comuni reali, e se fu infeudata la medesima a un barone questo non ebbe alcuna giurisdizione, ma solo la signoria utile.

La curia di Sorgono era governata da un delegato consultore, il quale era giudice ordinario di Sorgono e di Azzara, e avea subordinati i reggenti officiali di Tonara e Desulo, di Ortueri e Samugheo.

Questa contrada reale avea avuto da’ re d’Aragona e di Spagna il privilegio di essere governata da un delegato nativo della medesima, che eleggevasi dal Re sulla terna che presentavasi da’ comuni, e ciò mediante la finanza di scudi 4500.

Il re Carlo Emanuele con diploma de’ 28 luglio 1740 confermava questo privilegio. Il diploma conservasi originalmente nell’ufficio d’insinuazione di Sorgono.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Sorgono
17 gennaio: festa di Sant’Antonio Abate – processione, distribuzione di pani e dolci votivi che si consumano intorno al grande falò che viene allestito in piazza
26 Maggio: San Mauro – La festa più importante di Sorgono e della zona
15 Agosto: Festa della Vergine Assunta, Patrona di Sorgono – riti religiosi seguiti da manifestazioni folcloristiche